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Mutuo casa

Tasso fisso o variabile?
La Banca d’Italia conferma che i mutui per le famiglie italiane sono in crescita.
Il mercato sembra aver trovato la sua dimensione: surroghe in calo, operazioni di acquisto in crescita, trend positivo.
I principali indici dei tassi di riferimento sono ancora bassi, le banche applicano spread convenienti e i valori delle abitazioni si mantengono a livelli interessanti.
Analizzando i dati sui mutui di Banca d’Italia, si nota che il trend storico emerso nel primo trimestre 2018 presenta un valore più alto, sia rispetto al trimestre precedente (+0,46%) sia in relazione allo stesso periodo dell’anno scorso (+2,5%).
Anche considerando il monte finanziamenti in corso dal 2014 si raggiunge il valore più alto di sempre (nel 2011 lo stock mutui cubava 313.864 milioni di euro).
La composizione è in buona parte di finanziamenti a tasso fisso, il che presuppone un minor rischio in capo agli istituti erogatori e di conseguenza una migliore offerta per i nuovi futuri richiedenti.
Da ciò si evince che in questo contesto permarranno buone opportunità per tutte le famiglie che vorranno affacciarsi all’acquisto dell’abitazione per tutto il 2018 e almeno per tutto il primo semestre 2019.
Ma conviene il mutuo a tasso fisso o a tasso variabile?
Secondo i tassi di giugno 2018, possiamo fare un esempio calcolando l’importo della rata mensile di un mutuo ipotecario del valore di 110.000 euro per una durata di 25 anni, ipotizzando che l’immobile valga 160.000 euro e che lo spread medio di mercato si attesti a 1,20% per il tasso fisso e a 1,20% per il tasso variabile.
Con un mutuo a tasso fisso sosterremmo una rata di 506 euro, mentre la rata del mutuo a tasso variabile sarebbe più conveniente, attestandosi a 408 euro.
Bisogna però considerare la possibilità che nei prossimi anni i tassi di interesse potrebbero risalire, ripercuotendosi anche sui finanziamenti a tasso variabile.
A voi la scelta

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